Un nuovo inizio, un buon inizio: ciascuno è artefice della propria sorte. Il senso del Conte-bis

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Amati Lettori,

buongiorno. Buon Settembre. Buon 5 Settembre. È una data speciale, questa. È un nuovo inizio. È il ripartire dopo uno strappo non scelto, non voluto, subìto e ora ricucito.

Era l’8 Agosto quando Matteo Salvini chiese “pieni poteri”, provocando la crisi di governo. Da lì, la forte pressione fino a far saltare il banco del premier salvo poi ritirare la stessa mozione di sfiducia una volta ottenuto quello che voleva: le dimissioni. Da lì, le consultazioni del capo dello Stato con la richiesta di qualche ora in più per trovare una nuova alleanza impensabile fino a pochi giorni prima. Da lì, il nuovo mandato allo stesso presidente del Consiglio come garanzia di continuità istituzionale mentre la squadra si ricostituiva dal suo interno (Movimento 5 Stelle) con forze nuove (PD).

Quindi, oggi, 5 Settembre 2019, l’approdo al giuramento del nuovo governo giallo-rosso al Palazzo del Quirinale. Che senso hanno questi passaggi? Che cosa insegnano a noi, gente comune? Quali dinamiche leggere, al di là e attraverso i dati di fatto?

Questa parabola è l’esempio più evidente dell’antico proverbio: “chi troppo vuole nulla stringe”. Era successo a Matteo, Renzi. È successo a Matteo, Salvini. Il primo ora sembra aver imparato la lezione, tanto da riuscire a mettere da parte i rancori personali per l’odio gettatogli contro in questi anni dai grillini, sparigliare le carte e accendere per primo l’idea della nuova maggioranza insieme agli acerrimi nemici. Il secondo, nonostante appaia ossessionato dal primo (tant’è che lo nomina continuamente e ogni volta a sproposito), pare non aver proprio capito di essere caduto nella stessa identica trappola: essere sicuro, troppo sicuro, di sé e delle proprie idee.

Fra i due Matteo c’è però una differenza. Renzi sapeva esattamente a che cosa andava incontro, si è assunto il rischio e – anche se mai avrebbe voluto che andasse a finire così – si è preso sulle spalle la responsabilità delle proprie parole, e alla resa dei conti è stato il primo a dimettersi: coerentemente, sebbene con una ferita lacerante nel cuore, con l’idea da cui era partito. Salvini, dal canto suo, è contraddittorio persino nelle sue dichiarazioni: ha aperto la crisi convinto di condurre gli italiani a voto immediato, non ha considerato le procedure istituzionali (siamo pur sempre in una Repubblica parlamentare), le sue carte sono state pubblicamente smascherate e – andato a gambe all’aria il suo gioco – ha iniziato ad accusare un’alleanza, quella giallorossa, che a suo dire andava avanti segretamente da mesi: anche se fosse vero, com’è possibile che non avesse allora previsto lo scenario di un nuovo governo senza di lui? O è completamente sprovveduto, o è un narcisista che, quando le cose non vanno secondo la propria visione, nega la realtà oltre ogni ragionevole limite.

conte bis

Ora, onestamente, non so quanto sia un bene il nuovo governo che si è venuto a creare. Questo non vuole essere un giudizio sulle ideologie politiche: personalmente, per esempio, è frustrante sapere che un accordo raggiunto dopo mesi di trattative fra sindacati e Ministero dell’Istruzione – che avrebbe veramente sbloccato la situazione di decine di migliaia di insegnanti precari – non è andato in porto perché il governo gialloverde è saltato. Di questo così come di tante altre piccole cose, che però hanno un peso enorme nella vita quotidiana degli italiani, nessuno ne parla. Ma è così. Dunque, non c’è da gioire della situazione. Non è una gara a chi è più o meno buono e bravo. Non è una caccia alle streghe da mettere al rogo.

Siamo al 5 Settembre 2019: un nuovo inizio, dicevamo. Ci si augura sempre che la Storia sia maestra di Vita. Ci si augura il meglio per l’Italia e per gli Italiani. Affinché sia proprio così, mettiamo da parte pregiudizi e vecchi rancori e guardiamo avanti, verso il futuro: scegliamo un nuovo abito da indossare, prepariamo il nostro miglior sorriso e alziamo la testa.

Faber est suae quisque fortunae, dicevano i latini: ciascuno è artefice della propria sorte. E allora, aprendo bene gli occhi e smettendo di raccontarci ciò che vogliamo sentirci dire, cerchiamo di tenere bene in mente il nostro obiettivo e facciamo – con coerenza e onestà – tutto ciò che è in nostro potere per riuscire a realizzarlo.

Solo così sarà non soltanto un nuovo inizio, ma anche un buon inizio.

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Stefania Barcella
Giornalista iscritta all’albo dei pubblicisti della Lombardia (IT)



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