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Il piano di Israele su Gaza
Israele ha deciso: occuperà Gaza.
Dopo le indiscrezioni e un vertice durato 10 ore, l’Ufficio del premier Netanyahu ha divulgato una nota che afferma che “il gabinetto di sicurezza ha adottato a larga maggioranza i cinque principi per la fine della guerra: smantellamento dell’arsenale di Hamas, ritorno di tutti gli ostaggi, vivi e deceduti; smilitarizzazione della Striscia di Gaza; controllo della sicurezza da parte di Israele sulla Striscia; istituzione di un’amministrazione civile alternativa, che non sia né Hamas né l’Autorità Palestinese”.
Su X, il primo ministro israeliano ha voluto precisare: “Non occuperemo Gaza, libereremo Gaza da Hamas. Gaza verrà smilitarizzata e verrà istituita un’amministrazione civile pacifica, che non sarà l’Autorità Nazionale Palestinese, né Hamas, né alcuna altra organizzazione terroristica. Ciò contribuirà a liberare i nostri ostaggi e a garantire che Gaza non rappresenti una minaccia per Israele in futuro”.
Un alto funzionario israeliano ha sottolineato che “l’operazione che l’Idf preparerà riguarda solo Gaza City: l’obiettivo è evacuare tutti i residenti della città verso i campi profughi centrali e altre aree entro il 7 Ottobre 2025 (data del secondo anniversario del massacro di Hamas nel sud di Israele). Verrà imposto un assedio ai terroristi rimasti nella zona e nel frattempo l’esercito manovrerà dentro la città”.
Le reazioni
I ministri degli Esteri di Italia, Australia, Germania, Nuova Zelanda e Regno Unito hanno respinto “con forza” i piani di occupazione di Gaza City approvati dal Gabinetto di sicurezza israeliano: aggraverebbe “la catastrofica situazione umanitaria”, metterebbe in pericolo la vita degli ostaggi e aumenterebbe “il rischio di un esodo di massa dei civili”.
Anche dall’ONU un’ondata di condanne. Il Segretario generale Guterres “è profondamente allarmato” dalla decisione del governo israeliano di prendere il controllo di Gaza City. “È l’ennesima pericolosa escalation”, ha denunciato l’ONU.
Londra e Parigi chiedono a Israele di “revocare subito” la decisione che non porterà ad altro che a “esacerbare la catastrofe umanitaria in corso”.
L’incontro di Trump e Putin sull’Ucraina
Il presidente statunitense Trump e l’omologo russo Putin si incontreranno il 15 Agosto in Alaska per discutere il piano per il cessate il fuoco in Ucraina.
Negato l’incontro a Roma da parte del Cremlino. Così su Telegram l’ambasciatore russo in Italia Paramonov: l’Italia aveva tutte le carte in regola per ospitare il vertice tra Putin e Trump. Ma ha perso la possibilità di ottenere questo “indubbio, storico successo diplomatico” a causa della “russofobia della classe dirigente”, un “insensato sostegno a 360 gradi all’Ucraina” e un “totale rifiuto del dialogo”.
Negata anche la presenza del presidente ucraino Zelensky al tavolo, anche se un alto funzionario della Casa Bianca ha dichiarato che la pianificazione del vertice del 15 Agosto “è ancora fluida” e che è ancora possibile che il presidente ucraino Zelensky “possa essere coinvolto in qualche modo”.
Sulla scelta dell’Alaska, il consigliere del leader russo Ushakov: “Russia e Stati Uniti sono vicini di casa, confinanti. E sembra del tutto logico che la nostra delegazione attraversi semplicemente lo Stretto di Bering e che un vertice così importante e atteso dei leader dei due Paesi si tenga in Alaska”.
“Il Cremlino si aspetta che, dopo l’Alaska, il successivo incontro tra i presidenti russo e statunitense Vladimir Putin e Donald Trump si svolga in territorio russo. Guardando al futuro, dovremmo puntare a far sì che il prossimo incontro tra i presidenti si tenga in territorio russo. L’invito corrispondente è già stato esteso al presidente degli Stati Uniti”.
Le reazioni
Funzionari americani, ucraini e di diversi Paesi europei si sono incontrati nel fine settimana nel Regno Unito per cercare di raggiungere una posizione comune prima dell’incontro Trump-Putin.
“No a modifiche dei confini ucraini con la forza”, hanno detto i leader UE al termine di una riunione con il vicepresidente USA Vance.
Per quest’ultimo, “l’accordo alla fine non renderà felici né Mosca né Kiev”. La Casa Bianca sta lavorando a un “calendario per stabilire quando” Trump, Putin e Zelensky “potrebbero sedersi e discutere la fine del conflitto”, ha dichiarato Vance.
L’Ucraina naturalmente approva e appoggia pienamente la dichiarazione congiunta dei leader europei, afferma ha detto il presidente ucraino Zelensky, che aggiunge: “Ogni decisione presa senza Kiev non porterà a nulla”.
Nel frattempo, però, la portavoce del ministero degli Esteri russo, Zakharova, ha definito la dichiarazione congiunta dei leader europei sulla pace in Ucraina “un altro volantino nazista”.
L’80° anniversario della prima bomba atomica (statunitense) sul Giappone
La città giapponese di Hiroshima ha commemorato gli 80 anni dal bombardamento atomico subito la mattina del 6 Agosto 1945 a opera degli Stati Uniti. Alle 8:15 l’ordigno atomico venne sganciato dal bombardiere B29 americano “Enola Gay”, causando la morte di circa 140.000 residenti.
Una seconda bomba venne utilizzata su Nagasakiil 9 Agosto, con la morte di almeno 74.000 persone, decretando la fine della Seconda guerra mondiale con la resa incondizionata del Giappone.
Il sindaco di Hiroshima Matsui ha esortato di nuovo il governo a partecipare, in qualità di osservatore, alla riunione degli Stati firmatari del Trattato sulla proibizione delle armi nucleari e aderirvi in tempi brevi come segno di rispetto alle lezioni della storia.
Il premier Ishiba, dal canto suo, non ha menzionato il tema del trattato nel suo discorso: una prassi per l’esecutivo che oggi si trova sotto la protezione dell’alleato statunitense, che invece possiede l’arma atomica.
Pur essendo l’unico Paese vittima di un attacco nucleare, il Giappone – così come Israele – non aderisce al trattato che vieta l’uso di armamenti nucleari, entrato in vigore nel Marzo del 1970, sebbene continui a sostenere l’accordo sulla non proliferazione.
Il Ponte sullo Stretto di Messina: via libera al progetto definitivo
Il progetto definitivo per il Ponte sullo Stretto di Messina ha ricevuto il via libera del CIPESS – il Comitato interministeriale per la programmazione economica e lo sviluppo sostenibile – per un valore di 10,6 miliardi di euro. Dovrebbe essere percorribile tra il 2032 e il 2033, con i cantieri in partenza da Settembre.
Mentre le opposizioni gridano allo spreco di soldi, il vicepremier e ministro dei Trasporti Salvini porta a casa quella che ha definito “una delle maggiori soddisfazioni della sua storia politica”, rispondendo a chi sottolinea la giravolta della sua posizione sul Ponte che “la prospettiva è cambiata” e che questo sarà “un progetto solido”, non una “cattedrale nel deserto”.
Lutto nel mondo dell’arte e della musica bergamasca: è morto Gianni Bergamelli
L’ultima notizia della settimana vuole essere un omaggio a un pezzo della storia del mio paese d’origine, Nembro, in provincia di Bergamo. Si è spento il 10 Agosto all’età di 95 anni Gianni Bergamelli: figura eclettica dell’arte bergamasca, capace di fondere pittura e musica jazz in un linguaggio unico.
Musicista fin da giovanissimo, è stato protagonista della pionieristica Associazione Bergamasca del Jazz con il giornalista Paolo Arzano e ha preso parte alle prime edizioni del Festival internazionale del Jazz consacrando il valore internazionale del compaesano Gianluigi Trovesi.
Riposi in pace.

Stefania Barcella
Giornalista iscritta all’albo dei pubblicisti della Lombardia (IT)