LA GUERRA IN SIRIA. Stati Uniti, Regno Unito e Francia hanno lanciato oltre 100 missili contro tre siti chimici del regime siriano, in risposta al presunto attacco chimico a Duma di una settimana fa. Condanna da parte di Russia e Iran

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Nella notte italiana fra il venerdì e il sabato il presidente statunitense Donald Trump ha dato il via all’operazione militare in Siria, in risposta all’attacco chimico a Duma, nella Ghouta orientale, di una settimana fa. Sarebbero oltre 100 i missili lanciati da Stati Uniti, Regno Unito e Francia contro tre siti chimici del regime siriano, ma “un numero considerevole” sarebbe stato “intercettato e abbattuto” dai sistemi di difesa di Damasco.

L’annuncio degli Stati Uniti

Trump ha annunciato l’azione in un drammatico discorso alla nazione in diretta tv, in cui ha insistito sulla necessità di agire contro i crimini e la barbarie perpetrati dal regime di Bashar al Assad, definito “un mostro” che massacra il proprio popolo. E i primi missili Tomahawk sono partiti proprio mentre il presidente stava ancora parlando, intorno alle 21 ora di Washington.

L’operazione militare

Si è trattato di un’operazione unica durata poco più di un’ora, nel corso della quale sono stati colpiti tre obiettivi legati alla produzione o stoccaggio di armi chimiche: un centro di ricerca scientifica a Damasco, un sito a ovest della città di Homs e un importante posto di comando situato nei pressi del secondo obiettivo. I missili sono partiti da alcuni bombardieri e da almeno una delle navi militari americane nel Mar Rosso. In azione anche fregate e caccia francesi e britannici.

Il commento del Regno Unito

Da parte sua, la premier britannica Theresa May ha chiarito che lo scopo dell’azione “non è un cambio di regime”, ma dissuadere Assad dal fare uso di armi chimiche e ammonire che non ci può essere “impunità” al riguardo.

Il commento della Francia

Anche il presidente francese Emmanuel Macron ha spiegato che “la linea rossa fissata dalla Francia nel Maggio 2017 è stata oltrepassata”. Una “buona parte dell’arsenale chimico” del regime di Damasco è stata distrutta dai raid aerei sulla Siria. L’ha detto il ministro degli Esteri francese, Jean-Yves Le Drian: “L’obiettivo di questa operazione era di distruggere gli strumenti chimici clandestini del regime di Bashar al Assad e, per quanto riguarda questo, l’obiettivo è stato raggiunto. Se la linea rossa degli attacchi chimici sarà di nuovo oltrepassata ci saranno altri raid, ma penso che la lezione sia stata compresa”.

Il commento della Siria

La prima reazione di Damasco è stata rivolta a sminuire i risultati dell’operazione: se i raid sono finiti qui, hanno affermato fonti del governo di Assad, i danni sono limitati.

Il commento della Russia

Anche la Russia ha sostenuto che i missili in arrivo sono stati in gran parte intercettati e distrutti dai sistemi di difesa siriani, tutti “fabbricati in Unione Sovietica oltre 30 anni fa”. Mosca, però, non ha esitato a condannare le azioni degli Stati Uniti e dei loro alleati, che “non resteranno senza conseguenze”. Il presidente russo Vladimir Putin ha parlato di “atto di aggressione” e ha annunciato che la Russia chiederà una riunione urgente del Consiglio di Sicurezza dell’ONU.

Il commento dell’Iran

Anche l’Iran, l’altro grande alleato di Assad, ha fatto sapere che “gli Stati Uniti e i loro alleati sono responsabili per le conseguenze regionali che seguiranno all’attacco”, con la guida suprema Khamenei che ha definito Trump, Macron e May “criminali”.

Il commento dell’ONU, della NATO e degli Alleati

Mentre il segretario generale dell’ONU Antonio Guterres invita alla “moderazione e alla responsabilità”, il segretario generale della NATO Jens Stoltenberg ha dato il suo sostegno all’operazione. Nel pomeriggio di sabato, riunione degli ambasciatori del Consiglio nord Atlantico, nel quartier generale della NATO, a Bruxelles. Obiettivo dell’incontro – si legge in una nota – è un aggiornamento di Francia, Gran Bretagna e Stati Uniti, sugli ultimi sviluppi in Siria. Al termine della riunione è prevista una conferenza stampa. Un appoggio all’attacco, nel frattempo, è arrivato anche dall’UE, dalla Germania di Angela Merkel – risposta “necessaria e appropriata” agli attacchi chimici -, dal Giappone, dal Canada e da Israele.

Il commento dell’Italia

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Stefania Barcella
Giornalista iscritta all’albo dei pubblicisti della Lombardia (IT)



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