LA MANOVRA FINANZIARIA ITALIANA. Il ministro dell’Economia, Giovanni Tria, lavora per presentare all’Eurogruppo e all’Ecofin il quadro dei conti varato dal Consiglio dei Ministri. Lega e M5S hanno portato l’asticella del deficit al 2,4%

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Al Tesoro si lavora in queste ore per ricostruire le tabelle visto che il quadro dei conti varato dal Consiglio dei Ministri è ben diverso da quello che il ministro dell’Economia, Giovanni Tria, si era detto disposto ad avallare fino all’ultimo trincerandosi sul tetto dell’1,6%, che l’Europa era pronta ad accettare. Ma ora, il titolare dell’Economia dovrà volare a Lussemburgo lunedì per la riunione dell’Eurogruppo e dell’Ecofin e aprire una trattativa con i partner europei, che non si preannuncia affatto facile.

Le promesse di Lega e M5S

Portare l’asticella fino al 2,4% ha consentito a Lega e M5S d’incassare ulteriori spazi di manovra per circa 20 miliardi, facendo così lievitare la manovra, finanziata per gran parte in deficit, che dovrà essere presentata alle Camere entro il 20 Ottobre.

Per attuare le misure promesse da Lega e Movimento Cinque Stelle, il conto della manovra potrebbe lievitare fino a circa 40 miliardi. Una cifra che nemmeno il deficit al 2,4% del PIL basterebbe a coprire e per la quale servirebbero altri 13 miliardi di risorse aggiuntive.

Che cosa rientra nella manovra

Nel conto rientrano, innanzitutto, 12,5 miliardi per disinnescare le clausole IVA, oltre a 3,6 miliardi da destinare alle spese indifferibili e 3-4 miliardi di maggiori interessi sul debito. Un primo blocco di spesa da circa 20 miliardi che, insieme agli effetti della minore crescita, assorbe la maggior parte dell’extra deficit, lasciando a disposizione solo 7 miliardi di euro.

Stando però agli annunci delle due forze di governo, servono anche 10 miliardi per il reddito di cittadinanza; tra i 6 e gli 8 miliardi per riformare la legge Fornero sulle pensioni introducendo quota 100; 1,5 miliardi per risarcire i risparmiatori coinvolti nelle crisi bancarie; 1,5 per ampliare la flat tax sugli autonomi; 1 miliardo per tagliare al 15% l’IRES sugli utili reinvestiti. Senza contare ulteriori eventuali fondi da destinare agli investimenti, su cui il governo continua a insistere.

La possibilità di nuovi tagli

Non è quindi escluso che, al di là degli incassi legati alla pace fiscale, si debba comunque fare ricorso a nuovi tagli, ancora tutti da verificare.

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Stefania Barcella
Giornalista iscritta all’albo dei pubblicisti della Lombardia (IT)



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