Il senso del panem et circenses: fra missili e Vinitaly, oltre le apparenze

Amati Lettori,

quando non si hanno opzioni credibili, si ripiega su quello che i latini chiamavano “panem et circenses” (letteralmente “pane e giochi circensi”): con ciò intendiamo riferirci ai metodi politici bassamente demagogici come quelli che abbiamo visto in occasione del raid sulla Siria e della reunion al Vinitaly.

Il 12 Aprile scorso, le forze lealiste del Presidente siriano Bashar al-Assad hanno riconquistato la città di Duma, nella Ghouta orientale, al termine di un’offensiva lanciata il 18 Febbraio, che ha smantellato anche l’ultimo avamposto ribelle nei dintorni della capitale Damasco. Abbiamo già avuto modo di analizzare il presunto bombardamento con armi chimiche, ad opera dei lealisti di Assad. Tale episodio, a distanza di una settimana, ha suscitato una forte reazione internazionale: Stati Uniti, Regno Unito e Francia si sono uniti nel lancio di 100 missili contro tre siti siriani deputati alla creazione di armi chimiche.

siria

Sia Washington che Parigi, in precedenza, avevano indicato l’uso di armi chimiche come “linea rossa” che Damasco non avrebbe dovuto superare. Non era la prima volta che, nel corso del conflitto siriano, gli Stati Uniti e i loro alleati avevano ventilato l’ipotesi di un intervento a seguito di un presunto uso di armi chimiche da parte del regime di Assad. Quando Ghouta fu colpita da un attacco chimico nel 2013, l’amministrazione Obama fu sul punto di intervenire: un accordo con i russi affinché si provvedesse allo smantellamento dell’arsenale chimico di Assad scongiurò quest’ipotesi. Nell’Aprile 2017, quando il presidente Trump si era da poco insediato alla Casa Bianca, un nuovo attacco chimico colpì la città siriana di Khan Shaykhun: gli Stati Uniti diedero una risposta militare seppur limitata, con il lancio di 59 missili contro la base aerea di Shayrat da cui si ipotizzava fossero partiti i velivoli dell’Aviazione di Damasco. Ora la situazione è molto diversa rispetto ad un anno fa: Trump ha già compiuto tutta una serie di azioni che hanno creato parecchio malcontento. Proprio in questi giorni è tornato a parlare l’ex numero uno dell’FBI, James Comey, per la prima volta in tv da quando è stato licenziato dal tycoon nel Maggio 2017. Comey ha dichiarato che Donald Trump è “moralmente inadeguato per fare il presidente degli Stati Uniti” e costituisce “un pericolo” per il Paese perché non ne incarna i valori fondanti e perché è ricattabile da parte della Russia. C’era dunque bisogno di una “distrazione” pubblica, e il raid di Stati Uniti (alle prese con problemi interni gravissimi), Regno Unito (dopo la Brexit sempre più vicino all’alleato americano) e Francia (la nazione europea con la politica estera più attiva) ha fatto molto arrabbiare – oltre alla Siria – anche la grande alleata Russia e l’Iran, i quali hanno assicurato che tali azioni “non resteranno senza conseguenze”.

vinitaly

Parallelamente, in Italia, permane la situazione di stallo post-elettorale. È passato già un mese e mezzo dalla giornata del 4 Marzo, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha già effettuato due giri di consultazioni, ma ancora “emerge con evidenza che il confronto tra i partiti politici per dar vita in Parlamento a una maggioranza che sostenga un governo non ha fatto progressi”. Il Capo dello Stato ha fatto presente alle varie forze politiche la necessità per il nostro Paese di avere un governo nella pienezza delle sue funzioni: le attese dei concittadini, i contrasti nel commercio internazionale, le scadenze importanti e imminenti nell’Unione Europea, l’acuirsi delle tensioni internazionali in aree non lontano dall’Italia richiedono con urgenza che si sviluppi e si concluda positivamente un confronto tra i partiti, per raggiungere l’obiettivo di avere un governo nella pienezza delle sue funzioni.

In attesa di smuovere le acque, i politici italiani si sono dati al vino: l’inaugurazione del Vinitaly, infatti, è stato lo sfondo del crocevia della politica italiana. Qui sono passati quasi tutti i protagonisti della partita aperta per la formazione del governo, da Luigi Di Maio a Matteo Salvini, da Giorgia Meloni a Maurizio Martina. “Che bicchiere offrirei a Di Maio…? Uno Sforzato, perché si deve sforzare a fare qualcosa di più”, ha affermato il leader della Lega Salvini. “Io un bicchiere di vino lo berrei con tutti, sono gli altri che devono decidere che tipo di vino bere”, ha sottolineato azzardando una metafora enologica sulla partita di governo. Dal bicchier suo, Di Maio ha affermato che “chi si ostina a proporre un centro-destra unito propone una strada non percorribile e che può fare anche danno. L’obiettivo è quello di creare un contratto di governo. L’ipotesi di un governo di cambiamento non la stiamo proponendo solo alla Lega, ma anche al Partito Democratico. E credo che ci sia bisogno di un po’ di senso pratico in questo momento, non di legarsi a logiche politiche”.

Chissà che tra un bicchiere di vino e l’altro non sia caduto qualche veto… certo è necessario restare lucidi, perché le questioni sul tavolo sono tante e troppo spesso si ha la sensazione che chi è in lista per governarci non sappia nemmeno quali siano i problemi reali.

Buona Settimana!

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Stefania Barcella
Giornalista iscritta all’albo dei pubblicisti della Lombardia (IT)



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